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VISUALIZZAZIONE SULLA RELAZIONE

La relazione è il nostro habitat emotivo.

Per diventare persone, per crescere, per realizzarci, per lasciare al mondo qualcosa di noi, abbiamo bisogno di relazioni.

Le relazioni ci rendono gioiosi o tristi, impauriti o arrabbiati, ci sorprendono o annoiano, ci rassicurano o ci rendono ansiosi… In altre parole, ogni relazione in qualche modo ci emoziona.

Facciamo un gioco.

Chiudete gli occhi e immaginate una serie di cerchi concentrici, uno dentro l’altro.

Immaginate di collocare in questi cerchi, una ad una, le persone rilevanti della vostra vita.

Nel cerchio più centrale visualizzate voi stessi, poi collocate accanto a voi le persone più importanti, le più care, quelle che sentite più vicine, quelle che sanno tutto o quasi di voi, così come voi sapete tutto o quasi di loro: i vostri affetti (familiari o amicali) imprescindibili.

Nel cerchio immediatamente successivo collocate le persone importanti ma non determinanti per la vostra vita, i parenti cari o i buoni amici, le persone che comunque vi conoscono e conoscete bene, con le quali potete parlare serenamente o passare una serata rilassante e divertente, o realizzare un progetto di grande interesse.

Nel cerchio seguente collocate le persone che conoscete ma che non hanno accesso diretto alla vostra vita, i parenti alla lontana o le amicizie superficiali, oppure i vicini o i colleghi che incontrate spesso ma senza soffermarvi, o ancora gli amici degli amici.

Volendo potete collocare in un altro cerchio ancora le persone che ritenete ostili o antipatiche, o quelle che vi hanno ferito o danneggiato, o ancora quelle che vi hanno tradito.

Se volete, potete immaginare un cerchio sopra gli altri, come se fosse a una certa altezza, e collocarvi le persone significative che non ci sono più fisicamente, ma che sono nel vostro cuore.

Immaginate di possedere una tavolozza e un pennello, e colorate le persone che avete visualizzato. Scegliete personalmente i colori da abbinare, magari alle singole emozioni che i vari personaggi vi comunicano.

Osservate le persone che avete collocato nei cerchi.

Sono una folla o pochi sparuti gruppetti?

Che espressioni leggete sui loro volti?

Che postura stanno assumendo?

Cosa vi stanno dicendo?

Cosa state provando?

Osservate il quadro umano che avete dipinto, ascoltate i pensieri che ne emergono liberamente e percepite le emozioni che vi trasmette…

Quando avete finito, sciogliete uno ad uno i cerchi, e lasciate che le persone scorrano lentamente verso l’esterno, fino a scomparire dalla vostra vista. Se volete potete salutarle con un sorriso o un cenno.

In seguito, potete riflettere su questa esperienza.

Attraverso una fantasia guidata avete visualizzato la vostra rete relazionale. Essa è fondamentale per il vostro benessere: numerosi studi provano che le persone e le famiglie dotate di una buona rete relazionale hanno migliori possibilità di superare le difficoltà o affrontare gravi disorganizzazioni (come i lutti, le perdite, o altri eventi critici), e una aumentata possibilità di sviluppo e crescita personali, in virtù della molteplicità di punti di vista che possono adottare.

Ma che fare quando le nostre capacità relazionali divengono limitate o critiche?

  1. Curare la comunicazione: la comunicazione è il veicolo della relazione. Quando pensiamo alla comunicazione spesso ci rappresentiamo uno scambio verbale: parole, frasi, discorsi. Non sempre ci soffermiamo sul fatto che una parola può assumere molteplici significati a partire dal “tono” con il quale è pronunciata e dall’insieme dei micromovimenti corporei che la accompagnano: quando non crediamo alle parole di qualcuno, è possibile che ciò accada anche perché, senza esserne consapevoli, abbiamo colto qualche incongruenza tra il messaggio verbale (parole) e quello non verbale (tono della voce, espressioni facciali, postura e micromovimenti corporei). Naturalmente questo vale anche per noi, e si estende oltre la sfera della consapevolezza: così, se ci sentiamo insicuri, ma non ne siamo pienamente consapevoli, trasmettiamo messaggi incerti. Nello stesso modo, se siamo consapevoli della nostra insicurezza ma cerchiamo di mascherarla, inviamo messaggi ambigui, e anche in quel caso la nostra comunicazione non sarà completamente chiara e pulita. In questo senso, curare la comunicazione significa aumentare la propria consapevolezza circa lo stile comunicativo adottato, ed esercitarsi ad ascoltare e osservare i nostri scambi con l’Altro e le emozioni che questi ci suscitano.

  1. Ri-pensare alla propria storia: noi siamo la storia che ci raccontiamo e che gli altri raccontano di noi: cosa significa questa affermazione? Immaginiamo che ogni evento significativo della nostra vita sia rappresentato da una perla, con un proprio colore, e proprie forme e dimensioni. Immaginiamo che sia possibile raccogliere tutte le nostre perle in un grande contenitore e mescolarle. Immaginiamo di rovesciare il contenitore e osservare le perle disporsi casualmente davanti a noi: potremmo mai riconoscere la nostra vita in quell’insieme disordinato e caotico? Naturalmente la risposta è no. Per riconoscere la nostra vita (e quindi riconoscerci) abbiamo bisogno di disporre le nostre perle in fili che ci sembrano armonici per senso e significato. In altre parole, abbiamo bisogno di disporre gli eventi in modo che il risultato finale ci appaia logico: “io…oggi sono…mi trovo qui…con…e sto facendo….perché…”. La stessa operazione è valida per il passato (“io…ieri ero…mi trovavo lì…con…e ho fatto….perché…”) e per il futuro (“io…domani sarò…mi troverò là…con…e farò….perché…”). Capita anche che gli altri dispongano le nostre perle in modo diverso: a volte si tratta solo di sfumature, in sostanza di punti di vista diversi che ci possono anche stimolare ed arricchire; in altri casi invece si tratta di pressioni più o meno implicite e costanti, oppure rapide e violente, che cambiano persino il risultato finale: allora sentiamo che ciò che si racconta di noi non corrisponde a ciò che noi raccontiamo di noi stessi, e questo può generare crisi di identità, confusione, rabbia e/o dolore. In questi ultimi casi, più numerose, importanti e forti sono le persone che stravolgono la nostra storia, maggiore è la sofferenza che ne deriva: è possibile arrivare addirittura a costruire la follia di qualcuno, a partire dalla costante deformazione della sua storia e quindi del suo sentire. Ri-pensare alla propria storia, e quindi alle relazioni (familiari, affettive, sociali) che ne hanno costituito la trama, ai personaggi che di volta in volta ne sono stati protagonisti, comprimari o figuranti, al proprio ruolo negli eventi passati, presenti e futuri, e ai risultati che consapevolmente o meno si sono ottenuti, aiuta a convalidare e fortificare il proprio senso di identità e a chiarire il proprio stile relazionale, ovvero gli atteggiamenti e comportamenti nei confronti degli altri.

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