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OGNI ISTANTE E' UN PUNTO DI SCELTA?




Già nel 325 d.C., a seguito del Concilio di Nicea voluto da Costantino, scritti fondamentali furono occultati al popolo e finirono nelle scuole misteriche, esoteriche o sacre. Ciò che restò di quella selezione tra più di 40 scritti, oggi viene chiamata Bibbia.


Solo a partire dalla fine dagli anni 40, dopo il ritrovamento di antichi documenti, i più noti dei quali sono i Rotoli del Mar Morto e gli scritti di Nag Hammadi, si è tentato di ricomporre il corpus di insegnamenti andati perduti dopo il Concilio di Nicea. Particolare interesse rivestono in questo senso i documenti di origine essena. Tale comunità venne fondata circa 500 anni prima di Cristo e definita “una razza a sé stante, più elevata di qualunque altra al mondo”. Gli Esseni venivano chiamati anche “gli Eletti” o “i Prescelti”, condannavano la schiavitù, lavoravano la terra con spirito sacrale ed erano vegetariani. La preghiera per loro non costituiva un obbligo o una incombenza da assolvere, ma un modo di vivere in stretta connessione con il trascendente e, soprattutto, una opportunità per partecipare al processo creativo divino. La biblioteca essena più famosa è quella rinvenuta a Qumran, nei pressi del Mar Morto, tra il 1946 e il 1947. Gli specialisti dell’American School of Oriental Research hanno stimato che i primi sette manoscritti (Manuale della Disciplina, Racconti dei Patriarchi, Salmi di Ringraziamento, Commento ad Abacuc, Rotolo della Guerra, Libro di Isaia in due copie) risalgano a centinaia di anni prima di qualunque altro testo rinvenuto fino ad allora in Terra Santa. Nei dieci anni successivi furono rinvenuti circa 860 manoscritti, ma solo negli anni '90, dopo ripetute pressioni politiche e accademiche, parte di tale materiale è stato reso accessibile agli studiosi di tutto il mondo. Scritti in ebraico antico e aramaico, i preziosi documenti includono testi definiti di diretta origine divina, consegnati all’umanità attraverso gli angeli, visioni sconosciute di patriarchi e profeti. La parola “angelo” in esseno sembra alludere a forze che oggi definiamo elettriche o magnetiche, ma anche a campi emozionali o cognitivi. Dai Rotoli del Mar Morto emerge una visione olistica dell’uomo, figlio del matrimonio sacro fra lo spirito maschile, rappresentato dal Padre Celeste, e lo spirito femminile, rappresentato dalla Madre Terra. La salute permane nell’uomo se il matrimonio sacro (hierogamos) è onorato e corpo e spirito restano uniti, ma se tale sacro vincolo viene dimenticato, lo spirito torna al cielo e il corpo alla terra. Nel 1945, circa due anni prima della scoperta dei Rotoli del Mar Morto, erano già stati rinvenuti in Egitto, nella regione del Nilo Superiore, numerosi manoscritti risalenti al quarto secolo dopo Cristo, denominati Collezione di Nag Hammadi. Alcuni tra i testi più importanti costituiscono la base degli insegnamenti gnostici paleocristiani: il Vangelo di Maria, le Apocalissi di Paolo, Giovanni, Adamo e il libro di Melchisedek, Il Tuono Mente Perfetta, il Vangelo di Tommaso. Ciò che accomuna i manoscritti esseni e quelli gnostici, è il costante rimando alla continuità tra mondo interno e mondo esterno, specchi l’uno dell’altro, e lo strumento della preghiera, vera e propria tecnologia spirituale per sanare e guarire non solo l’anima celeste ma anche il corpo terreno.


Il manoscritto di Isaia, risalente a 500 anni prima di Cristo, è l’unico intatto dei Rotoli del Mar Morto ritrovati nel 1946. Isaia descrive prima l’avverarsi di un’era di distruzione (così come altre profezie dei nativi americani e dei maya) a cui segue immediatamente la rivelazione di una nuova era, stavolta di pace e guarigione. Possiamo ipotizzare che non si tratti di due ere distinte, una seguente all’altra, ma che si tratti invece di due futuri possibili? Forse i profeti avevano già chiaro non solo che la dimensione del tempo è bidirezionale ma anche che a fronte di ogni singolo evento si aprono ventagli di possibilità simultanee ed alternative, che corrono come strade che a tratti si allontanano e a tratti si avvicinano quasi fino a sfiorarsi. In questi punti sarebbe possibile spostarsi da un destino all’altro, attraverso un salto quantico di cui la preghiera (a qualunque tradizione appartenga) può fungere da catalizzatore. Occorre infatti ricordare che nella fisica quantistica il tempo è un insieme di risultati finali differenziati ma mobili. Gli antichi testi esseni sono chiari nel sottolineare che gli eventi che osserviamo nell’universo sono conformi alle nostre stesse credenze interiori. “Lo spirito del Figlio dell’Uomo fu creato dallo spirito del Padre Celeste, e il suo corpo fu creato dal corpo della Madre Terra (…) voi siete uno con la Madre Terra, lei è in voi e voi siete in lei”. Questo ci ricorda che i colpi che infieriamo al corpo della Terra li infieriamo a noi stessi, e che questi si manifestano come malattie: in questo senso il moltiplicarsi delle sindromi autoimmuni e tumorali riflette il malessere interiore a fronte di un crescente disordine planetario. Inoltre siamo invitati a considerare i cataclismi geologici, meteorologici e climatici alla stregua di cambiamenti profondi e dolorosi all’interno della coscienza umana. Queste consapevolezze ci portano a valutare la possibilità che il nostro orientamento interno determini concretamente l’avverarsi di una delle possibilità del ventaglio di futuri possibili: ciò significa che siamo potenzialmente in grado di determinare la nostra guarigione individuale e persino quella collettiva. La stessa fisica quantistica si basa sulla teorizzazione di infiniti risultati diversi che coesistono nello stesso identico momento, così come due particelle possono occupare esattamente lo stesso luogo nello stesso identico momento. Non si tratta tanto di creare la realtà, quanto di creare le condizioni per entrare in un risultato futuro già esistente. Le nostre scelte individuali aprono i diversi ventagli delle possibilità quantistiche da sperimentare; se la stessa possibilità è scelta da una massa critica ecco che la stessa si trasforma in una risposta collettiva: “noi esistiamo nel mondo che creiamo insieme”(C. G. Jung). Alla luce di queste riflessioni appare chiaro come la preghiera, rappresentando la fusione di un pensiero, un sentimento e una emozione, possa configurarsi come una vera e propria tecnologia spirituale.


Le profezie più conosciute nel mondo occidentale sono senz’altro quelle bibliche. La parola apocalisse deriva dal greco apokalypsis, e significa letteralmente rivelare o svelare. Il Libro Esseno della Rivelazione è probabilmente la versione originale del successivo Libro dell’Apocalisse di Giovanni, contenuto nei testi approvati dal Concilio di Nicea. Anche in questo caso, il profeta assiste a due futuri possibili per l’umanità: il primo di cataclismi, morte, guerra e devastazione, mentre nel secondo narra che “… la mia visione cambiò e vidi un nuovo cielo ed una nuova Terra, perché il primo cielo e la prima terra erano finiti … e udii una voce potente … che diceva non vi saranno più morte, né afflizione, né lacrime, né ci sarà più dolore”.


Ma i risultati più sconvolgenti sono stati ottenuti sottoponendo i 5 libri della Torah (la Bibbia ebraica, ritenuta inalterata da 3000 anni) a sofisticati programmi di analisi matematica che ne scansionano i testi alla ricerca di modelli sensati. Tali analisi hanno evidenziato un vero e proprio codice, attraverso il quale la lettura orizzontale, verticale e diagonale delle lettere consente di leggere con enorme precisione una serie di profezie relative ad alcuni tra i più importanti eventi della storia umana, ma al tempo stesso presenta possibilità completamente diverse da quelle che si sono poi effettivamente verificate. Circa dieci milioni di testi di controllo esaminati con la stessa metodica, non hanno evidenziato alcuna cifratura analoga o simile a quella relativa alla Torah. Elyahu Rips e Michael Drosnin, fautori delle analisi che hanno portato alla scoperta del Codice della Bibbia, osservano che è come se tutti i futuri possibili fossero già sistemati al loro posto: come in un ologramma, l’immagine cambia in base all’angolo di osservazione, ma l’insieme preesiste come registrazione.


Nella fisica quantistica, il principio di indeterminazione di Heisenberg spiega come sia impossibile conoscere simultaneamente posizione e velocità di una particella: se si misura dove si trova la particella, si assiste a una perdita di informazioni sulla sua velocità e viceversa. Il valore di una delle due variabili infatti, diventa sempre più indeterminabile quanto più si tenta di misurare l’altra variabile. Il tempo potrebbe allora seguire lo stesso modello, e gli eventi (passati e futuri) contenuti nel suo flusso sarebbero assimilabili a risultati che variano col variare della sequenza osservata in un dato momento: “se scegliamo una data sequenza di eventi, allora possiamo attenderci di assistere a un dato risultato”. A questo proposito è interessante notare che, nel Codice della Bibbia, in prossimità di eventi futuri di una certa gravità, appaiono ripetutamente le parole “Lo cambierete?”. Ciò sembra suggerire nuovamente che ogni futuro è possibile e che abbiamo un ruolo attivo nel definirlo. Antiche tradizioni suggeriscono che il tempo e gli eventi futuri sono tra loro intrecciati in modo coerente e conoscibile.


In una visione deterministica del mondo (Gottfried Leibniz), ogni evento, anche apparentemente casuale, è determinato da una causa; ciò spinge ad ipotizzare che con una perfetta conoscenza della cause è possibile prevedere con esattezza l’esito finale. La fisica classica si è basata a lungo su tali presupposti, ma ha dovuto cedere il passo alla fisica quantistica quando il campo di osservazione si è fatto sempre più piccolo, passando da molecole e atomi al quanto, “una quantità discreta di radiazione elettromagnetica”, ovvero una pulsazione di luce. Gli astrofisici sono così approdati ad una visione del fenomeno della creazione non come evento solido e continuo, ma come entità che si realizza attraverso brevi e rapide esplosioni di luce. I quanti pulsano ad una velocità che viene registrata ma non percepita dai sensi, dando origine alla percezione di un evento continuo. La fisica quantistica mira a comprendere il comportamento delle particelle/onde radianti, le forze “non materiali” che generano la percezione della materia di cui sembra fatto il nostro mondo fisico.


Tornando alla nostra domanda circa l’esistenza di corsie temporali parallele e delle possibilità di spostarsi da un futuro all’altro, occorre stabilire due punti fermi: il primo è che se accettiamo l’idea di esiti multipli coesistenti nello stesso momento, accettiamo che ogni possibilità è già creata ed è presente nel nostro piano di esistenza, pronta a presentarsi quando richiamata dalla nostra coscienza. Inoltre, se è vero che tutti gli esiti coesistono su linee temporali parallele ma diverse, deve esistere una frazione infinitesimale di tempo in cui uno fa spazio all’altro, ovvero entrambi sono presenti contemporaneamente prima che si allontanino nuovamente. La fisica quantistica ha descritto tale stato della luce/materia attraverso il “condensato Bose-Einstein” così chiamato in onore degli scienziati che hanno espresso le equazioni che lo descrivono. Jeffrey Satinover ha dichiarato che di aver osservato e documentato il fenomeno della coesistenza nello spazio e nel tempo di due atomi già dagli anni 90. Il modello delle possibilità multiple offre anche nuove chiavi di lettura su ciò che “manca”, ad esempio il fatto che dall’universo manchi circa il 90% della materia prevista dagli studi degli scienziati sul Big Bang, oppure che il 90% del cervello risulti inutilizzato o misterioso.


La fisica dei quanti dimostra che ciò che chiamiamo materia, sia essa roccia, liquido, gas, essere vivente, così come lo spazio apparentemente “vuoto”, insomma tutto l’universo come lo conosciamo, è formato da pacchetti di luce che vibrano a velocità differenti, conferendo agli oggetti diversi gradi di quella che noi definiamo densità. È altamente probabile che la maggior parte degli eventi, accada tuttavia a frequenze vibratorie più elevate, rispetto a quelle percepibili o registrabili con gli attuali strumenti (10 alla ventiduesima cicli/secondo): secondo recenti teorie, il 90% dell’universo vibra a frequenze superiori e quindi, al momento, sfugge alla nostra comprensione. Già nel 1957 il fisico Hugh Everett III affrontò il tema degli universi paralleli, ipotizzando l’esistenza di finestre temporali durante le quali l’esito di un evento può “saltare” da una corsia all’altra, attraverso varchi che egli denomina “punti di scelta”. In questo senso la guarigione miracolosa non è altro che un salto quantico da una sequenza di eventi che prevede risultati infausti ad una nuova sequenza che afferma salute e benessere. I punti di scelta apparterrebbero alla dimensione del possibile, a quello spazio infinitesimale tra una pulsazione e l’altra dei quanti di luce, nello spazio vuoto e silenzioso tra buio e luce, perché, come ricorda il Vangelo Esseno della Pace “nel momento tra l’inspirazione e l’espirazione sono celati tutti i misteri”. Considerando l’effetto farfalla applicato alle sequenze di eventi denominate profezie, è davvero straordinario che alcune di esse abbiano oggi rassomiglianze con le visioni dei profeti. Nel Codice della Bibbia, la frase ricorrente “lo cambierete?” sembra indicare i punti di svolta della storia umana.


Dunque la fisica quantistica ci suggerisce che le corsie temporali lungo cui scorrono gli eventi sono multiple e che ciascuna contiene una differenza, seppur infinitesimale, con quelle adiacenti, differenza che per l’effetto farfalla può provocare esiti non solo diversi ma addirittura opposti a quelli previsti. Secondo Max Planck, fisico premio Nobel “La materia in quanto tale non esiste! Tutta la materia ha origine ed esiste solo in virtù di una forza che fa vibrare le particelle atomiche e tiene insieme quel minuscolo sistema solare che è l’atomo… Dobbiamo presumere che dietro questa forza esista una mente cosciente e intelligente. Questa mente è la matrice di tutta la materia”. La completezza del Grande Manoscritto di Isaia facente parte dei Rotoli del Mar Morto, ne fa un vero e proprio modello per la comprensione del mistero dei doppi esiti delle profezie (bibliche e non), indicanti futuri di morte e devastazione o pace e abbondanza, riferiti allo stesso periodo di tempo. Se utilizziamo la prospettica quantica, tali futuri, anziché eventi, possono essere considerati onde di possibilità, attraverso le quali sarebbe possibile “saltare” da una realtà all’altra attraverso le finestre di opportunità che abbiamo chiamato “punti di scelta”.


Oggi dunque la fisica quantistica restituisce verità scientifica alla preghiera, dimostrando la sua funzione di ponte tra il mondo interiore e l’universo. Questa scienza perduta è dentro di noi, tutto ciò che dobbiamo fare è ricordare.





Liberamente tratto dagli scritti di Gregg Braden

Gregg Braden è oggi considerato un’autorità nel collegare le conoscenze del passato con la scienza, la medicina e la pace del nostro futuro. Ad oggi il suo lavoro lo ha condotto a scrivere libri tali da frantumare i paradigmi, come L'Effetto Isaia, Il Codice di Dio, La Scienza Perduta della Preghiera e l’ultimo, La Matrice Divina. Il lavoro di Gregg Braden è pubblicato in 13 lingue e in 25 paesi.




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