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Sintomi, pattern e prescrizioni: dagli interventi strategici alle pratiche di rispetto


Pubblichiamo un estratto dall'interessante articolo di Gianluca Ganda che ha come oggetto una riflessione sulla gentilezza nell'ambito della relazione terapeutica secondo il modello proposto dal Centro Milanese di Terapia della Famiglia (https://www.sabrinapiroli.com/formazione).

L'intero articolo è disponibile su http://connessioni.cmtf.it/sintomi-pattern-e-prescrizioni-dagli-interventi-strategici-alle-pratiche-di-rispetto/

Tutti gli articoli della rivista Connessioni sono distribuiti con Licenza Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale

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Gentili e non esperti: per una terapia di rispetto


Nel dispiegarsi di tempo e spazio avvengono le interazioni che generano, in maniera codipendente dalle variabili nel campo, i pattern. Attraverso tempo e spazio emergono le strutture che sclerotizzano posizioni, funzioni e copioni, consolidano abitudini e schemi. Ricostruire e osservare questi processi permette di cogliere quanto le risultanze siano illusionismi, mentre è terapeutico uscire dalla “trance” per rendersi poi, se c’è la possibilità, consapevoli di cosa ci fanno vedere i filtri della nostra mente.


Incontri terapeutici come spazio di azione, di sperimentazione, come tempo per osservarsi e sospendere le narrazioni definitive, oltre che luogo dove essere presenti ai propri stati emotivi e ai propri schemi, con il terapeuta che si lascia toccare dai vissuti nel proprio essere, disponibile a sentire piuttosto che codificare con gli schemi mentali.


La gentilezza sostiene chi assume la posizione di non esperto, con la chiarezza di non sapere abbastanza degli altri e della loro sofferenza: gentilezza che permette al cliente di affacciarsi e osservare con i propri tempi e modi la sofferenza.


Il terapeuta gentile fa molto di più che dedicare tempo e spazio al sistema: offre la propria presenza per ospitarlo. Accogliere la vita dei clienti, ciò che raccontano e ciò che comunicano, senza dirlo. L’assenza di condizioni per occuparsi di una persona crea la condizione per farla sentire riconosciuta in quanto essere che esiste. Gentilezza e rispetto originano apertura e accoglienza. Il terapeuta amplifica la propria presenza nella relazione, come accettazione e inclusione, basi del cambiamento etico, che rispetta l’altro.


Al terapeuta gentile è richiesta la competenza tecnica e umana. Incontra il sistema da una prospettiva di non conoscenza, con lo scopo di stimolare in esso qualche nuova forma di conoscenza, diretta a farlo fiorire. Possibilità di nuovi sguardi dove tempo e spazio da intuizioni pure divengono dimensioni plastiche: filtri di conoscenza che agiscono in un universo più ampio, più complesso, spingendo sia il terapeuta sia i clienti a comprendere, come dice Moltoni (2018, 124), che “noi non siamo le nostre densità e i nostri stati emotivi transitori ma siamo la Presenza che osserva, vasta e spaziosa. Ed è davvero toccante e liberatorio scoprirlo!”


Luigi Boscolo è un esperto – di tecnica, di vissuti e di storie di vita – che si pone da non esperto delle scelte degli altri, tutte egualmente plausibili e sostenibili. Ricerca l’armonia tra i tempi interni del singolo e del sistema, e di questi con l’ampio contesto sociale di vita.


Inseguire una nuova armonia tra i rapporti, una struttura che non schiaccia e opprime, bensì sostiene e incoraggia alla vita: il terapeuta di Cecchin vuole liberare, con un metodo terapeutico non oppressivo, che rende l’Altro capace, valorizzandolo.


La complessità del rispetto è tutto questo e sfocia nella costruzione di occasioni che eliminano la sopraffazione e la prevaricazione nelle relazioni, con la possibilità di rompere le forme e i sistemi più rigidi.


Dall’alto della sua competenza Luigi Boscolo ci ha mostrato lo stile del terapeuta gentile, che “non sa”, non si nasconde dietro il proprio sapere, ma favorisce un incontro democratico e di liberazione attraverso la sintonizzazione sull’Altro: “Un contesto terapeutico in cui siano massimi l’ascolto, l’empatia e il rispetto” (Boscolo, Bertrando, 1996, 84).


La capacità di avvicinarsi ai clienti per farli sentire visti e considerati permetteva a Gianfranco Cecchin di incarnare l’atteggiamento di “non sapere” con dialoghi non oppressivi e di rispetto.


Il terapeuta gentile è chiamato a essere molto competente, agisce al servizio di chi porta in sé malessere, entra in questo mondo senza farsene intrappolare. Piuttosto che curare il sistema togliendogli una presunta malattia si cura di esso, lo invita a descriversi per guardarsi.


Mette così il cliente nella condizione di osservarsi e contemplare con uguale gentilezza la sua vita, ciclo discontinuo di gioia e inquietudine, frutto dell’impossibilità di vivere una soddisfazione costante in un mondo imperfetto ma da accettare così com’è. That’s life! La condizione umana ha una propria peculiare dimensione tragica, in cui coesistono gioie e dolori, nell’inestricabile turbamento e disagio insiti nell’esistenza.


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L'intero articolo è disponibile su http://connessioni.cmtf.it/sintomi-pattern-e-prescrizioni-dagli-interventi-strategici-alle-pratiche-di-rispetto/

Tutti gli articoli della rivista Connessioni sono distribuiti con Licenza Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale


Gianluca Ganda, nato a Mantova nel 1970, ora vive e lavora a Milano.

Psicologo e psicoterapeuta, si è specializzato presso il Centro Milanese con i fondatori, Luigi Boscolo e Gianfranco Cecchin.

Dopo il percorso didattico ha svolto supervisioni alla terapia con Luigi Boscolo (2007 e 2008) e approfondito tecniche sistemiche e sociocostruzioniste con Pakman, Sluzki, Nardone, Di Cesare e Gaspari. Si interessa poi a formazioni orientate alle terapie psicodinamiche, alle teorie sul trauma e alle tecniche EMDR (percorso per pratictioner), alla Mindfulness e alla Core Process Therapy (consapevolezza in relazione) con Gordon e Overzee del Karuna Institute di Londra.

Svolge l’attività di formazione alla psicoterapia dal 2005, in collaborazione con associazioni private (Vertici srl), scuole di counseling e di psicoterapia, sia nelle sedi del Centro Milanese sia in altre realtà formative.

È socio della SIRTS, membro del gruppo clinico del Centro Milanese e della redazione della rivista Connessioni dal 2010. Responsabile del Laboratorio di Avviamento alla Clinica per Allievi del corso di psicoterapia.

Si interessa di relazioni cliniche, del Rispetto in terapia e di terapia individuale.

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