INCONSCIO PERSONALE E INCONSCIO COLLETTIVO

A tutt’oggi, nel pensiero comune, il concetto di inconscio viene perlopiù assimilato a quello freudiano: un bacino sotterraneo che raccoglie ogni esperienza propria, dimenticata o rimossa dall’individuo. Un grande registro nel quale è scritta nei più minuziosi dettagli tutta la nostra storia di vita, comprese tutte le esperienze che la mente per economia non ricorda, e quelle esperienze che abbiamo desiderato dimenticare, cancellare, o delle quali addirittura neghiamo l’esistenza.


In realtà però la dimensione inconscia è una realtà molto più vasta, della quale l’inconscio personale ne rappresenta solo lo strato iniziale.

 

In profondità fluttuano le informazioni che non sono frutto di esperienze personali, ma che fanno parte del patrimonio della specie, ovvero del genere umano. Un substrato comune detto inconscio collettivo, nel quale si muovono in maniera pressoché autonoma gli archetipi, immagini simboliche antichissime.

 

Gli archetipi emergono alla coscienza dell’individuo in forma diretta nei sogni o nelle visioni, inattesi e improvvisamente percepibili in tutta la loro potenza evocativa. Essi sono eternamente rappresentati nei miti e nelle favole.


L’inconscio personale dunque rappresenta una sorta di portale di accesso al grande inconscio collettivo: la prima condizione che il viaggiatore coraggioso deve accettare è di incontrare la propria Ombra, l’immagine specularmene opposta di sé che intravede riflessa sulla superficie dell’acqua, simbolo per eccellenza dell’inconscio. 

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